Ancora si urla al presidente della Camera di fare qualcosa. «Onorevole Di Pietro la prego di usare un linguaggio consono a quest’aula», dice Fini, al primo avviso. Quell’altro va avanti e vira sulla storia antica: «Fuori c’è un Paese che muore di fame, e lei è venuto qui a suonarci l’arpa della felicità, come faceva il suo predecessore Nerone mentre Roma bruciava. Quella stessa Roma che rideva come ride lei mentre i suoi amici barbari padani vogliono mandare al rogo l’unità nazionale». La storia dell’umanità secondo Tonino produce l’inevitabile: fischi, buuu, muggiti, urla di disgusto. Berlusconi lo guarda e unisce le mani come a dire: ma questo è fuori. Poi, sempre rivolto a Tonino, gli fa segno del matto, battendo il dito indice sulla sua tempia. Intanto il Tonino-Show va avanti. La gag successiva è questa: «Lei, signor Berlusconi, è un vero maestro. Intendo dire un maestro di massoneria deviata, un precursore della corruzione e della collusione di Stato». Altri boati, scampanellii di Fini, poi Di Pietro attacca sull’informazione, che il Cav controllerebbe «in modo criminale». Qui Fini è costretto a dare il secondo cartellino giallo: «La prego di usare termini che siano consoni al luogo in cui si trova, è ammessa ogni espressione non può essere tollerata l’ingiuria». Ma per la maggioranza è fin troppo morbido. Basta aspettare qualche secondo perché tutto crolli ancora in più basso. Di Pietro tocca il capitolo Montecarlo, Tulliani-gate e società off shore. Ovviamente, un’inchiesta promossa dai servizi deviati del Cavaliere, nella vulgata paranoica di Tonino, e che per giunta fa finta di scandalizzarsi di giochini con le società off-shore, di cui invece dovrebbe sapere tutto «l’imputato Berlusconi». È l’apoteosi, il Parlamento come l’Arena di Domenica in, come una puntata del Processo del lunedì, è troppo. Berlusconi si alza e si gira verso Fini. Gli dice qualcosa facendo un gesto con le mani che si può tradurre così: ora basta, digli qualcosa. Intanto l’aula è sommersa dalle urla e grida, tra leghisti e pidiellini molti scattano in piedi e dicono qualcosa all’indirizzo di Di Pietro. Una baraonda. Fini interviene, ma non contro Tonino: «Vi ricordo che siamo in diretta televisiva, vi invito, a partire dall’onorevole Di Pietro, ad usare un linguaggio consono. E prego la parte destra dell’emiciclo di mantenere la calma». Altro che calma, siamo prossimi alle mazzate. Anche perché Di Pietro, invece che calmarsi, si scalda ulteriormente. Parla di parlamentari «disperati» che Berlusconi avrebbe «chiamato a casa sua per offrire prebende e minacciare imbarazzanti rivelazioni», Fini interrompe e lo richiama all’ordine per la seconda volta, mentre per la seconda volta Berlusconi si gira verso di lui protestando. Il Di Pietro-show si chiude, l’osteria riapre domani.
Non rassegnamoci alla qualunque
7 anni fa
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