martedì 20 luglio 2010
Tangenti e attentati: la cricca del Pd di cui nessuno parla
L’inchiesta più delicata, che conta una decina d’indagati, è quella aperta dai magistrati di Paola nel 2007 e poi smistata in parte alla Dda di Catanzaro. Sotto indagine anche Nicola Adamo, ex assessore Pd della giunta guidata da Agazio Loiero, e Diego Tommasi, ex assessore all’Ambiente. L’inchiesta si basa su decine d’intercettazioni telefoniche e soprattutto sulle dichiarazioni di un testimone, giudicato «attendibile» dagli inquirenti. Una delle ipotesi al vaglio dei pm è il pagamento di una mega tangente di due milioni e 400mila euro per la realizzazione del parco eolico di Isola Capo Rizzuto, vicino Crotone. Soldi che sarebbero serviti per ottenere le necessarie autorizzazioni pubbliche per la costruzione degli impianti. Adamo è finito sotto inchiesta insieme al suo imprenditore più fidato, Giancarlo D’Agni, onnipresente nelle intercettazioni. Non mancano gli incontri segreti fra politici e imprenditori per decidere l’eliminazione dei vincoli paesaggistici, cosa grave che nemmeno al governatore sardo Cappellacci (indagato) viene contestata. Loiero invece non lo è (indagato) anche se il suo nome salta fuori a più riprese. E ancora. Se a Roma spunta Carboni, in Calabria il «faccendiere» risponde al nome del campano Renato D’Andria. Nell’informativa in mano ai pm si parla dei continui contatti fra D’Andria e l’ex assessore calabrese Tommasi. I due devono incontrare qualcuno che conta al ministero dell’Ambiente e Tommasi ottiene l’appuntamento. D’Andria, intercettato mentre parla con una stretta collaboratrice di Tommasi, dice: «Ti faccio trovare un circolare, cosi evitiamo di fare i bonifici, eh!».
Gli ingredienti ci sono tutti: un potente in alto loco che incontra il politico che porta in dote il faccendiere, ma la cosa non sembra destare scandalo. Nella P3 calabrese non mancano nemmeno presunti magistrati disposti a fornire notizie ai politici coinvolti. C'è un misterioso uomo, infatti, che fornirebbe all’indagato Nicola Adamo tutte le notizie che desidera sulle indagini che lo riguardano. Gli basta telefonare in procura. Gli inquirenti scoprono poi che c’è anche chi, per informare lo stesso uomo forte del Pd calabrese, chiama un’utenza «risultata intestata a un magistrato in servizio presso la procura di Paola». Una deputata del Pd, Laura Garavini ha parlato della costruzione del campo eolico di Isola Capo Rizzuto: «La realizzazione di parchi eolici sta diventando un’attrattiva per la criminalità organizzata». Altro che P3 alla Totò e Peppino.
C’è poi un’altra inchiesta sull’eolico, questa volta in mano alla procura di Catanzaro. Riguarda il parco di Girifalco, a due passi dal capoluogo calabrese. Il sospetto è che siano state alterate le mappe catastali. Ottanta case sarebbero magicamente scomparse consentendo così di impiantare le pale senza rispettare le distanze minime. Un professore presenta un ricorso. Non l’avesse mai fatto. Una bomba gli riduce in brandelli l’auto, vuota in quel momento, davanti alla stazione dei carabinieri di Lamezia Terme. Il comune di Girifalco è stato amministrato dal Pd fino a giugno, e questo forse spiega il silenzio tombale dei media. La terza inchiesta è in mano alla procura di Crotone e riguarda il parco eolico di Melissa. Indagine nata da una costola sugli accertamenti per centrali turbogas di Scandale e Rizzicoli, allargatasi fino a Termoli. Sotto inchiesta è finito un uomo di Tonino Di Pietro, Antonio Domenico Vulcano, coordinatore del circolo Idv di Cirò Marina, che nella sua qualità di responsabile dell’ufficio tecnico del comune è stato indagato per abuso d’ufficio e poi, quando è emerso che un suo parente ha lavorato per la ditta incaricata delle opere civili, per corruzione. Il sospetto dei pm è che Vulcano abbia certificato che sull’area interessata alla costruzione del parco eolico non vi erano vincoli ambientali e paesaggistici. Circostanza non vera, secondo i pm.
venerdì 16 luglio 2010
L’auto blu al mare: figuraccia del moralista Idv
«Le modifiche al codice della Strada devono servire per ridurre gli incidenti ed evitare le stragi che ogni anno avvengono sulle strade italiane. Per questo vanno introdotte norme che amplino la sicurezza e tra queste certamente non ci possono essere quelle che aumentano i limiti di velocità. Con la vita non si scherza, non si può scherzare, e tutti senza eccezione alcuna devono rispettare le regole: questo vale anche per le auto blu». Era giusto il 4 maggio dell’Anno Domini 2010, quando il senatore dell’Idv, Felice Belisario, così sentenziava dalle pagine virtuali del suo sito internet. Parole sante.
Valori veri, non quelli dell’Italia dei medesimi, ma quelli della prudenza e del rispetto della legge. Sempre e comunque uguale per tutti, come ci ricorda, ogni giorno, Antonio Di Pietro. Già. Ma se poi quelle parole ti tornano indietro come un boomerang due mesi dopo? Ma se un’auto blu, mettiamo proprio quella assegnata (chissà a quale titolo poi?) al senatore Belisario, viaggia talmente a velocità sostenuta da venir fermata da un pattuglia dei carabinieri? E se poi dentro quell’auto blu i militari scoprono che non c’è nemmeno il senatore Belisario ma altre persone? Beh, allora, qualche riga sui giornali questa curiosa vicenda, forse la merita.
È ciò che puntualmente ha fatto, denunciando l’accaduto, la Gazzetta del Mezzogiorno che scrive: «L’auto blu assegnata al senatore Felice Belisario, eletto in Basilicata e capogruppo al senato dell’Italia dei valori, era al lido di Policoro, in provincia di Matera, nel pomeriggio di qualche giorno fa. Ma con le due o tre persone a bordo, uomo al volante compreso, il senatore non c’era. La berlina, una Lancia, ha incuriosito una pattuglia dei carabinieri della Compagnia in fase di normale controllo del territorio poiché aveva il lampeggiante blu sul tetto e andava a velocità sostenuta. Da qui l’alt e la successiva verifica. Tutto in regola. A parte l’assenza del senatore Belisario a bordo. I carabinieri hanno inviato una segnalazione dell’accaduto all’autorità giudiziaria. L’ipotesi: peculato».
Pubblicando la notizia sul suo sito web, la Gazzetta del Mezzogiorno ha acceso l’indignazione di molti lettori. Leggiamo qualcuno dei commenti più teneri: «Questa è li-taglia dei valori - persi o trovati? - valutate!» scrive Paolo Miraglia da Matera. «Come mai un senatore qualsiasi ha un’auto blu e autista a disposizione? Che ci facevano l’autista e company sull’auto blu se il senatore non c’era?» si domanda, giustamente Anto68 da Bari. Mentre Antonio, da Potenza si sfoga: «Finalmente lo hanno fermato! Per le strade di Potenza, soprattutto Viale Marconi, l’autista in questione crede di essere su una pista di Formula1. E meno male che è al servizio di un autorevole esponente del partito de la giustizia è uguale per tutti. Chissà se varrà anche per lui?».
Imbarazzante, ammettiamolo. Sì perché Felice Belisario, 61 anni compiuti da pochissimo, non è soltanto il capogruppo dei senatori dell’Idv è anche, assieme, naturalmente, a Tonino l’Immarcescibile, l’altro Grande Moralizzatore del partito della pulizia, l’uomo che non si lascia sfuggire un’occasione che è una per bacchettare Silvio Berlusconi e il suo governo. Per spiegare al popolo italiano come le cose andrebbero fatte per il loro bene, nel rispetto, appunto, delle regole della trasparenza e dell’onestà. Così dal suo sito ogni giorno è buono per fare un piccolo comizio: «Il governo Berlusconi - scrive, sconsolato, il 6 luglio - è in piedi solo perché, ad oggi, non c’è un’opposizione sufficientemente determinata e coesa capace di creare un’alternativa all’attuale maggioranza parlamentare.
Altrimenti il Caudillo di Arcore sarebbe a casa da un pezzo». E il 13 luglio: con questi «fior di galantuomini Idv non può e non deve collaborare, non ci sono governi di solidarietà nazionale che tengano. Nessuna riforma è possibile: sarebbe come consegnare i principi fondanti della nostra Patria nella mani del carnefice». Tornando all’imbarazzante episodio, l’autista di Belisario, Antonio Scavone, ha detto ai carabinieri che si stava recando dall’assessore regionale dell’Idv, Rosa Mastrosimone, ma i militari non gli hanno creduto e lo hanno denunciato. Dal canto suo Belisario dice di non saperne nulla e garantisce che mercoledì 7, quando dovrebbe essere avvenuto l’episodio, Scavone era con lui a Roma e non a Policoro.
C’è anche da dire che il capogruppo dipietrista di Palazzo Madama non è granché fortunato con gli autisti. Nel 1994, quando era nel Ppi, il suo collaboratore Numida Leonardo Stolfi, fu arrestato per sfruttamento della prostituzione, nel 2000 è stato condannato a nove anni e mezzo. E ora è di nuovo in cella come esecutore materiale di un omicidio. Mentre Antonio Scavone, descritto come un giovane molto focoso e dai modi piuttosto bruschi, è stato espulso dai carabinieri per motivi disciplinari. Ma, insomma, senatore Belisario ci pensi un attimo prima di predicare bene, altrimenti sono figuracce.
domenica 11 luglio 2010
De Magistris fa come Tonino, urla e protesta contro il Lodo Alfano poi pretende l’immunità
Il delfino di Di Pietro, però, ha appena presentato alla presidenza dell’assemblea Ue la richiesta di far valere la sua immunità parlamentare, come è stato reso noto nella plenaria di Bruxelles lo scorso mercoledì. L’eurodeputato Idv chiede di non essere «processato» perché le affermazioni contestate da Mastella sarebbero opinioni espresse nell’esercizio della sua funzione di deputato, e quindi non perseguibili come da l’articolo 68 della Costituzione, l’immunità dei parlamentari appunto.
Ma non era lui l’arcinemico di questi odiosi scudi dei politici? Non era De Magistris ad aver dichiarato che con il lodo Alfano l’Italia sarebbe diventata il «Sahara della legalità»? Non è lui, insieme a Di Pietro, ad aver coniato l’equazione «immunità parlamentare/immoralità parlamentare? Certo, De Magistris dirà che l’immunità a cui si riferisce è quella totale, quella prima delle modifiche del ’93. Ma la contraddizione c’è tutta, tanto che torna alla mente la profezia di Gasparri, quando appena saputo della candidatura di De Magistris alle Europee disse: «Vien da pensare che lo abbia fatto per ottenere l’immunità, visto quanto sta emergendo dallo scandalo Genchi».
Ora la decisione tocca alla commissione del Parlamento Ue competente per le immunità degli euro-onorevoli, cioè quella Affari giuridici. Che si riunirà probabilmente non prima di settembre, sentirà De Magistris e, votando a maggioranza, deciderà se rimettere la questione al presidente e chiedere di inviare una richiesta di ulteriori informazioni alla Procura di Benevento. Dopodiché si pronuncerà sulla domanda dell’europarlamentare Idv che, se accettata, non potrà essere giudicato dal Tribunale campano.
I dubbi restano, anche perché è tutto da vedere se le parole incriminate rientrino nella libera espressione di opinioni da parte dell’esponente politico. Il punto, infatti, è che si riferiscono a un periodo precedente all’attività parlamentare, quando cioè De Magistris era ancora pm a Catanzaro e Mastella ministro della Giustizia. In quell’intervista, contestano i legali dell’eurodeputato di Ceppaloni, De Magistris dice tra le altre cose questa: «...Mastella era implicato in una mia inchiesta e aveva cercato di fermarmi». «È evidente nell’utilizzo di tale espressione - attaccano gli avvocati nell’atto di citazione - l’intenzione di De Magistris di ingenerare nel lettore l’idea di un tentativo di sviamento dell’attività giudiziaria dell’allora Pm che sarebbe stato posto in essere dall’on. Mastella attraverso l’abuso della sua posizione istituzionale di ministro della Giustizia. L’affermazione proferita dal De Magistris nell’intervista in realtà è assolutamente menzognera e falsa e come tale atta a generare pesante discredito» su Mastella. Accuse fatte nonostante fosse già nota l’archiviazione della posizione relativa a Mastella in Why not. Non solo, sia la Procura di Catanzaro sia lo stesso gip avevano stabilito che non vi fosse «nessun elemento utile a proiettare in giudizio una sostenibile accusa a carico del Sen. Mastella» (3 marzo 2008) e che la notizia di reato nei suoi confronti era «infondata» (1 aprile 2008). De Magistris sostiene di essere stato «fermato» da Mastella, in realtà dagli atti giudiziari emerge che il Pm non avrebbe potuto nemmeno sottoporre a indagine Mastella. Verità che, secondo i legali dell’ex Guardasigilli, sono state ignorate da De Magistris in quell’intervista e rendono quindi particolarmente gravi le accuse. Se dovesse essere condannato, il milione di euro richiesto come riparazione del danno sarà devoluto in beneficenza al Villaggio dei ragazzi di Maddaloni. Sempre che il processo abbia luogo, e che non venga stoppato da un Lodo De Magistris...
giovedì 8 luglio 2010
Di Pietro sparge odio da una piazza all’altra
È andato insomma lì dove lo portava la protesta. Quale? Non importa, per lui quel che contava ieri era protestare. Che fossero i terremotati dell'Aquila o le associazioni dei disabili. E allora giù: «governo dell'odio!», «governo sordo e cieco!», «governo che deve andare a casa!». Peccato soltanto che ieri a Roma ci fosse un sole a palla e non cadesse una goccia dal cielo, perché sarebbe stato perfetto per uno scontato, ma pur sempre efficace, «piove, governo ladro!».
Così, a braccia quasi perennemente alzate per eccitare e aizzare la folla, con le umide ascelle in conseguente e imbarazzante favore di telecamere, Tonino ha percorso ipercinetico, rimbalzando qua e là come la pallina di un antico flipper, il centro di Roma. Urbe che in omaggio a quel «dacci oggi il nostro corteo quotidiano», divenuto ormai da anni il leit motiv del tran tran capitolino - con seguito di traffico paralizzato, vigili impazziti, cittadini esasperati e giapponesi comunque sorridenti e divertiti - vedeva in agenda due manifestazioni. Quella appunto di chi protestava contro i ritardi nei lavori post terremoto nel centro dell'Aquila e quella degli invalidi contro i tagli nella manovra economica del governo.
L'argomentazione che quei ritardi aquilani abbiano forse radici più profonde nelle inefficienze dell'amministrazione locale del capoluogo abruzzese che non di quella nazionale, così come peraltro la pacata considerazione che una più occhiuta e severa attribuzione delle pensioni ai disabili non può che andare a favore di chi disabile lo è per davvero, per Tonino sono entrambe soltanto quisquilie.
Oltre che andare lì dove lo porta la protesta, lui ormai va lì dove si prendono i voti. Quelli elettorali, s'intende. Perché pur senza mettere limiti alla Provvidenza, per un futuro da don Tonino (però suonerebbe bene, quasi un titolo da serial tv), c'è forse e fortunatamente ancora tempo.
Ieri, infatti, è stato ancora e soltanto il Tonino in veste laicale. Con il leader dell'Italia dei valori impegnato a cavalcare da un punto all'altro della Città Eterna, nella bolla umida e appiccicosa che la avvolgeva, la protesta legittima di chi, comunque sia, soffre e sta male. E lui sempre lì, in prima fila, piombando improvviso come un condor. Con le braccia alzate, la bocca spalancata e quei suoi occhi sbarrati, quasi spiritati, che abbiamo imparato a conoscere già tanti anni fa, quando faceva il pm.
Eppure «il parlamentare dell'Idv Antonio Di Pietro cerca una mediazione tra la polizia e alcuni manifestanti in via del Corso», recitava curiosamente ieri la didascalia di una fotografia messa in rete dall' Ansa. Annotiamo e scriviamo «curiosamente» dal momento che, sfidando miopia, presbiopia e financo un sempre possibile astigmatismo, chi scrive non ha intravisto nella foto in questione nessun agente di polizia. Soltanto i manifestanti eccitati e Di Pietro che li eccitava. Quasi speculari, lui e una pettoruta signora con berrettino rosso: bocca spalancata, braccia alzate, ascelle in primo piano. Appunto, imbarazzante.