Il processo che ha portato alla sua condanna era nato dalla denuncia di un ex collaboratore di Feraudo, Andrea Scaglione, entrato come autista nello staff del consigliere Idv dopo le Regionali del 2005. Poi lo strappo. Tanto che Scaglione si era addirittura autoaccusato, sostenendo che Feraudo lo aveva costretto a versargli delle somme di denaro dietro la minaccia del licenziamento. La procura di Cosenza aveva aperto un’inchiesta sulla presunta concussione. Il tribunale reggino ha indagato Feraudo e altri quattro collaboratori (lo stesso Lizzano, Salvatore Straface, Pierluigi Candia e Salvatore Cozzolino) per falso e truffa. Il gip di Cosenza aveva archiviato la posizione di Feraudo, «salvato» dalla dicitura apposta sulle ricevute «visto e accertato l’avvenuto regolare espletamento delle missioni ne propone la liquidazione». Secondo i magistrati cosentini ad alterarle materialmente sarebbe stato l’ex autista (che ha patteggiato 10 mesi e 800 euro di multa) mentre secondo Scaglione Feraudo avrebbe comunque incassato le somme indebite.
Anche il gup reggino Santo Melidona aveva assolto Feraudo con rito abbreviato (chiesto dallo stesso consigliere Idv) dall’imputazione per truffa «perché il fatto non sussiste» e da quella di falso «perché il fatto non costituisce reato». Assolti anche Straface, Candia e Cozzolino. Un sospiro di sollievo per Feraudo, la cui eventuale condanna mal si conciliava con il suo impegno politico. L’unico condannato (un anno di reclusione, pena sospesa) è stato proprio Lizzano, per il quale anche il pm reggino Danilo Riva aveva chiesto la condanna durante la requisitoria. La cosa curiosa è che Lizzano è stato «assunto» dalla Regione Calabria come componente dello staff di Feraudo, e percepisce regolarmente circa 3.200 euro al mese dalla Regione. I suoi incarichi? È anche consigliere comunale del suo paese natale (Albidona, provincia di Cosenza), consigliere della Comunità Montana Alto Jonio nonché consigliere nazionale Uncem. E soprattutto - si legge nel Bollettino ufficiale della Regione - è stato «responsabile amministrativo» del consigliere Feraudo dall’1 settembre 2006 ma anche «autista» presso la struttura speciale del Presidente del gruppo misto (sempre Feraudo) dall’1 marzo 2006, e persino collaboratore esperto al 50%. Di chi? Di Feraudo. Dunque Lizzano è a busta paga dell’ente che, secondo la decisione del tribunale reggino, Lizzano avrebbe truffato. Ed è solo per «il ruolo di prestigio che occupa nel partito» (parole di Feraudo) non è stato scelto come candidato Idv nel collegio di Rocca Imperiale alle prossime elezioni provinciali di Cosenza.
D’altronde il braccio destro di Feraudo, che su Facebook ha messo in bella vista una sua foto con Leoluca Orlando, capolista Idv alle Europee nella circoscrizione Isole, è in buona compagnia. Non sono pochi infatti i seguaci dell’ex pm, da Nord a Sud, coinvolti in vicende giudiziarie. Anche Di Pietro è indagato per i finanziamenti all’Idv e dall’ordine degli avvocati per aver «tradito» un ex amico e cliente. Dall’ex consulente Idv Paride Martella, arrestato nell’inchiesta sulla società «Acqualatina» ai dipietristi liguri Gustavo Garifo (arrestato per aver lucrato sugli incassi delle multe) e Andrea Proto (reo confesso, fece firmare un morto). Senza dimenticare il segretario Idv di Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Vatiero, che secondo i magistrati avrebbe favorito alcune Spa in cambio di quote societarie o l’ex sindaco di Lungro (Cosenza) Vincenzo Iannuzzi, condannato nel 1992 per «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale» e candidato da Di Pietro al Senato nel 2006.
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