S’avvicinano le urne delle Europee, la propaganda elettorale costa, perché rinunciare ad un volantinaggio quotidiano che costa poco o niente? I rubinetti del finanziamento pubblico sono ancora aperti anche per gli esclusi dal Parlamento nazionale, sino al 2011. Se uno a giugno riesce a centrare un paio d’eurodeputati, la canna dell’ossigeno s’allunga di altri cinque anni. L’anno prossimo poi, arrivano le regionali: e concorrere a quel rimborso è molto più facile. Insomma, finché c’è vita c’è speranza, anche se sei uno zombie insalvabile. E in ogni caso, sputare sul piatto delle legge che finanzia la stampa di partito sarebbe un peccato, un insulto a chi ha perso il lavoro. È ricca e generosa, la 250/90: regala soldi a palate ai giornali che hanno - o che avevano - la firma di un gruppo parlamentare, ed anche a quelli che come coop promuovono comunque un’azione «culturale» e «politica».
Muoviamo dalla ricognizione dell’esistente, con l’Unità ed Europa che sono ambedue organi ufficiali del Pd. Il finanziamento pubblico se lo dividono secondo le rispettive vendite: ma qualcuno sa spiegare che cosa ci faccia un partito, seppur grande, con due quotidiani che coprono lo stesso bacino? E stanno pure in crisi - come il partito, del resto - se l’Unità fondata da Gramsci e diretta da Concita De Gregorio sta per licenziare altri 17 giornalisti. Ma lo scialo è di moda nel Pd: non hanno anche due tv due, una di D’Alema e l’altra di Veltroni-Franceschini, ambedue riccamente finanziate dai contribuenti? Ma avanti coi giornali d’annata a sinistra. C’è l’antico e glorioso Manifesto, «quotidiano comunista», ciclicamente sull’orlo della chiusura ma sempre redivivo. Poi Liberazione, organo del Prc ora diretto da un sindacalista, Dino Greco. E infine il Riformista, nato dalemiano e ancora diretto da Antonio Polito, che di recente s’è ingrandito raggiungendo le 24 pagine.
Non bastavano, per una compagnia che perde consensi ad ogni curva elettorale e che non sa più cosa dire al suo popolo, stenta a parlare, figurarsi a scrivere? E invece eccoti da una decina di giorni Terra, quotidiano dei Verdi fatto di 16 pagine con carta dichiarata «ecologica» ma non riciclata. È brutto e zuppo d’inchiostri, non trovi una notizia esclusiva e interessante. Non facevano meglio a risparmiare quel mezzo albero al giorno che sciupano in carta inutile? Dispendioso non si può dire perché sapete ormai chi paga, ma vanta una redazione di 12 giornalisti e un «comitato scientifico» da paura.Avanti un altro, sarà in edicola il 1° maggio appunto l’Altro, sottotitolo «la sinistra quotidiana». È il nuovo giornale degli scissionisti di Rifondazione, Nichi Vendola e Franco Giordano, diretto da Piero Sansonetti «espulso» da Liberazione, che s’accontenta di uscire con 12 pagine. Sarà dura, strappare lettori a già poco numerosi di Liberazione, che a sua volta li aspirava agli scarsi del Manifesto. Ma è la legge della sopravvivenza, e poi a giugno si vedrà.
I sette nani non son finiti, invece di Biancaneve arriva l’ottavo che reggerà invece ben oltre le urne delle europee, se non altro perché Marco Travaglio fa le bizze e vorrebbe che uscisse in autunno, un po’ perché «non siamo pronti» e un po’ per non passare come «operazione elettorale». È Il Fatto, quotidiano dipietrista diretto da Antonio Padellaro, ex direttore dell’Unità. Si spera che non seguano Tonino, almeno sui congiuntivi. Ma a proposito, non era Di Pietro che tuonava contro il finanziamento pubblico dei partiti e dei loro giornali?
Nessun commento:
Posta un commento